Provincia di Ferrara

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La Provincia stabilisce il fermo pesca temporaneo nei canali adduttori
Divieto di pescare con qualsiasi attrezzo ad accezione della canna
Per tutelare la risalita del pesce novello dal mare, dove si riproduce, verso le valli interne delle zone costiere, la Provincia ha istituito, come negli anni passati nello stesso periodo, il fermo pesca temporaneo nei canali adduttori delle Valli di Comacchio.
Il divieto temporaneo di pesca sportiva e ricreativa con qualsiasi attrezzo ad esclusione della canna,  sarà in vigore nel periodo compreso tra il 5 marzo e il 30 giugno 2012 secondo diverse modalità.
Dal 5 al 31 marzo la pesca è sempre vietata, mentre durante aprile è concessa una deroga i giorni 7, 8, 9 e 25, durante i quali il divieto vale solo dalle 19 alle 21.
Dal primo al 25 maggio l’eccezione è estesa ai giorni 1, 5, 6, 12, 13, 19 e 20, nei quali è vietato pescare limitatamente dalle 19.30 alle 21.30, esattamente come dal 26 fino al termine del mese.
Divieto che vale, poi, dalle 20 alle 22 per l’intero mese di giugno.
Il provvedimento, assunto sulla base del monitoraggio effettuato dall’Università di Ferrara d’intesa con l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Delta del Po, interesserà i corsi d’acqua di collegamento tra il mare e le valli in territorio comunale di Comacchio: Canale Emissario Guagnino, Canale Navigabile (dall'angolo Ovest di Valle Fattibello al ponte sulla ss. Romea), Canale Valletta, Canale Relitto Pallotta, Canale Sublagunare Fattibello, Argine Ovest di Valle Fattibello, Canale Logonovo, Canale della Foce, Canale delle Vene, Allacciante Confina, Canale Bellocchio, Canale Gobbino (nel tratto ricadente in provincia di Ferrara), Canale Baion (il tratto esterno alla perimetrazione della Salina di Comacchio ).
Nei periodi di stop i pescatori di professione non potranno utilizzare reti con maglia inferiore a 15 millimetri, per evitare la cattura del novellame. Gli attrezzi, inoltre, non potranno superare la metà della sezione del canale e dovranno essere posti ad una distanza non inferiore a 50 metri l’uno dall’altro, opportunamente segnalati con gli appositi contrassegni, pena il sequestro da parte degli organi di vigilanza.
In passato – dice l’assessore provincia all’Agricoltura Stefano Calderoni - il fenomeno della risalita del novellame assumeva forme imponenti ed era atteso e tutelato dalle popolazioni rivierasche, tanto che anche durante la Repubblica di Venezia vennero emanate regole ferree e pene severissime per i trasgressori. Oggi – conclude l’assessore - il flusso di specie ittiche si è molto ridotto, pur rappresentando ancora un prezioso patrimonio di arricchimento naturale delle popolazioni di pesce bianco, che deve essere salvaguardato con particolare attenzione”.
Documento pubblicato il 29/02/2012 - Ultimo aggiornamento: 26/04/2012
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